A sinistra: Girolamo Romanino (1487 ca.-1562), Pesca miracolosa, 1558; Giovanni Battista Ingoni (1528-1608), Trasfigurazione.
Al centro: Francesco Stringa (1635-1709), Martirio dei santi Pietro e Paolo (copia da Nicolò dell’Abate, 1509 ca.-1571).
A destra: Giovanni Battista Ingoni (1528-1608), Orazione nell’orto; Domenico Carnevali (1524-1579), Conversione di san Paolo, 1564.
RISORSE DISPONIBILI
Le fonti storiche riportano che nel 1507 i frati benedettini concedettero al nobile modenese Francesco Molza solo una parte della cappella maggiore, ed una parte rimase di proprietà dei frati. La separazione doveva, presumibilmente, prevedere che il corredo dell’altare fosse di competenza del concessionario Molza mentre la decorazione del catino absidale dei frati. A questi ultimi andrebbe ricondotta la commissione di affreschi, ormai perduti, raffiguranti l’Ascensione di Gesù. Bisognerà attendere la metà del Cinquecento per ammirare il Martirio dei Santi Pietro e Paolo di Nicolò dell’Abate che restò in loco fino al 1600; oggi ne troviamo una copia di Francesco Stringa.
A sinistra del Martirio dei Santi Pietro e Paolo troviamo la Pesca miracolosa datata 1558 ed attribuita a Girolamo Romanino e la Trasfigurazione attribuita a Giovanni Battista Ingoni.
A destra, l’Orazione nell’orto attribuita a Giovanni Battista Ingoni e la Conversione di San Paolo, 1564, di Domenico Carnevali.
I paliotti in scagliola, presenti nella cappella maggiore, creano una connessione con l’opera di Francesco Stringa. Il paliotto rivolto verso i fedeli, datato XVIII secolo e di manifattura bolognese, raffigura un cartiglio con al centro le chiavi san pietrine e vasi di fiori, ai lati. Quello rivolto verso l’eucaristia è in scagliola bianca su fondo nero, datato prima metà del XVIII secolo e attribuito ad un seguace di Giovanni Massa; riporta al centro i santi Pietro e Paolo con lo stemma della famiglia modenese dei Sassi, ai lati.




