Cappella già di Santa Giustina, poi di San Giuseppe.
Pala di Ercole dell’Abate (1562-1613), Martirio di San Giovanni Evangelista a Porta latina, 1594 ca.
RISORSE DISPONIBILI
La pala descrive il momento del martirio del Santo con l’immersione nell’olio bollente; presenta una brillante tessitura cromatica di matrice fiamminga, un’attenta descrizione dei gesti e delle fisionomie dei personaggi come , ad esempio, l’uomo in abiti ebraici sulla sinistra che alza gli occhi al cielo a sottolineare l’evento miracoloso. La paternità dell’opera è stata dubbia per molto tempo; in assenza di documentazione si procede per via stilistica e una delle prove più convincenti dell’attribuzione a Ercole dell’Abate è da ricercare nella piccola testa, che si intravede sullo sfondo, con lo sguardo puntato verso l’osservatore. Un’invenzione che è già stata notata in altre opere, come ad esempio nella pala di San Benedetto resuscita un fanciullo, ora sita nella quarta cappella di sinistra.
Pala di Ercole dell’Abate (1562-1613), Martirio di San Giovanni Evangelista a Porta latina, 1594 ca.
La scena, carica di tensione e movimento, è centrata su San Giovanni Evangelista, la cui carnagione chiara risalta sullo sfondo di colori più scuri e caldi degli altri personaggi. La sua figura, rialzata rispetto al primo piano, attira immediatamente l’attenzione e mette in evidenza il suo stato di martirio imminente. San Giovanni si trova in posizione centrale, con la gamba destra già immersa nel calderone bollente, mentre il resto del corpo è in procinto di seguirla. La sua espressione è serena, come se fosse spiritualmente distaccato dalla violenza che si sta per abbattere su di lui, un simbolo della sua fede incrollabile. In primo piano, alcuni uomini sono raffigurati di spalle mentre alimentano il fuoco sotto il calderone. Sono concentrati nel loro compito, completamente assorbiti dal gesto crudele che stanno compiendo. Attorno al calderone, altri personaggi portano fascine di legna, aumentando la drammaticità e la concitazione della scena, che diventa quasi caotica. Sul lato destro della composizione, in secondo piano e seduto su un trono sopraelevato, si trova l’imperatore romano Domiziano che ha ordinato il martirio. La sua posizione elevata e lo sguardo severo sottolineano la sua autorità e la sua indifferenza verso la sofferenza di San Giovanni. Sullo sfondo, un gruppo di spettatori assiste alla scena con diverse reazioni: alcuni hanno le braccia alzate verso il cielo in segno di supplica o disperazione, mentre altri appaiono sconsolati con la testa china. Questi dettagli rivelano un’umanità sofferente e impotente di fronte a un atto di crudeltà. Lo sfondo è chiuso da una grande arcata a tutto sesto, che apre la vista su un paesaggio montuoso in lontananza. Questo dettaglio crea profondità e allude a una realtà esterna che sembra estranea al dramma, dando un senso di indifferenza da parte della natura di fronte agli eventi umani. L’opera utilizza colori caldi e intensi, che accentuano la violenza della scena, contrastando con la carnagione pallida di San Giovanni, simbolo della purezza e della sua innocenza. Il fuoco che arde sotto il calderone e le fiammate aumentano la drammaticità dell’evento e contribuiscono a una sensazione di concitazione e tensione. L’opera è un potente esempio di martirio cristiano, con San Giovanni che mantiene uno stato di serenità e fede, sfidando la crudeltà dell’imperatore. La composizione caotica e i colori accesi trasmettono la brutalità dell’evento e l’ingiustizia dell’imposizione di tale sofferenza, mentre i dettagli dei personaggi secondari – i carnefici indifferenti e gli spettatori sconvolti – aggiungono una riflessione sull’impotenza di fronte alla persecuzione.


