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4. Quarta cappella a sinistra

Cappella di San Benedetto. Altare con pala di Ercole dell’Abate (1562 – 1613), San Benedetto resuscita un fanciullo.

RISORSE DISPONIBILI

L’opera, sita nella cappella, raffigura il miracolo di San Benedetto nei confronti di un fanciullo prematuramente scomparso, come narrato da Gregorio Magno nella biografia del Santo. Quest’ ultimo, contrassegnato dal corvo ai suoi piedi e circondato dai monaci, volge lo sguardo in alto verso la Vergine e verso il Bambino per implorarne l’aiuto. L’attribuzione dell’opera ad Ercole dell’Abate non è documentata storicamente, ma solo per via stilistica.  

Il paliotto, tardo seicentesco, è attribuito al maestro Marco Mazzelli: presenta una decorazione rossa, riquadrata e polilobata alternata da tre figure di santi. A sinistra, San Mauro con il bastone da pellegrino ai piedi, a destra, San Placido con la palma del martirio tra le mani e al centro San Benedetto, che sarebbe stato  il maestro di entrambi.

Altare con pala di Ercole dell’Abate (1562 – 1613), San Benedetto resuscita un fanciullo

La pala rappresenta un momento miracoloso della vita di San Benedetto, fondatore dell’ordine benedettino, mentre compie la resurrezione di un giovane. San Benedetto è al centro della scena, raffigurato in un gesto di profonda preghiera e concentrazione mentre intercede per il ragazzo defunto. È vestito con l’abito monastico nero, tipico dell’ordine benedettino, che trasmette un senso di solennità e di dedizione spirituale. San Benedetto si trova vicino al corpo del fanciullo, che giace disteso ai suoi piedi, portato in braccio dal padre. La figura del ragazzo appare immobile. San Benedetto è raffigurato con lo sguardo rivolto verso l’alto, come a invocare l’aiuto divino per compiere il miracolo.

La mano sinistra è al petto, mentre l’altra è tesa verso il ragazzo, come per trasmettere la benedizione e il potere di Dio. L’intensità della sua espressione suggerisce un profondo atto di fede e di speranza, incarnando il suo ruolo di mediatore tra il cielo e la terra. La scena è illuminata da una luce diffusa. Il contrasto di colori chiari e scuri accentua la solennità della scena, con il nero dell’abito monastico di San Benedetto e le tinte chiare del fanciullo che risaltano, esprimendo simbolicamente il ritorno alla vita. Attorno alla scena principale sono presenti altri monaci e testimoni, raffigurati con espressioni di stupore e meraviglia, con le mani giunte, simbolo della fede nel miracolo appena avvenuto.

Questi dettagli rafforzano l’atmosfera di devozione e di gratitudine. L’opera trasmette il potere della fede e della preghiera di San Benedetto, evidenziando il suo ruolo come santo e intercessore miracoloso. Il miracolo della resurrezione del fanciullo rappresenta simbolicamente il dono della speranza e della rinascita spirituale, valori fondamentali della tradizione benedettina.